Groenlandia

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STORIA
La storia della Groenlandia si potrebbe riassumere così: 'Non accadde nulla di rilevante, non accadde nulla di rilevante, non accadde nulla di rilevante. Poi arrivarono un paio di tizi, ma se ne andarono quasi subito. Passarono diversi decenni - senza che accadesse nulla di rilevante - e arrivò un altro tizio dai capelli rossi, che si trattenne un po' di più, ma dopo, per circa quattro secoli, la situazione si tranquillizzò e non accadde nulla di rilevante'. Come entità storica, alla Groenlandia mancano le guerre sanguinose, i colonnelli, i tiranni da quattro soldi, le lotte di successione e altri drammi shakespeariani. La mancanza di avvenimenti importanti e guerre sanguinose si può ascrivere a due fattori: l'esiguità della popolazione, sparpagliata su un territorio molto vasto, e lo sforzo di sopravvivere in condizioni climatiche ostili che ha sempre lasciato poco tempo per l'attivismo politico.
La storia della Groenlandia è un qualcosa di inafferrabile: una miscela di saghe leggendarie, aneddoti, fatti scientificamente provati e supposizioni. Si pensa che 5000 anni fa essa fosse abitata da due distinte tribù, che con il tempo si fusero o si estinsero una dopo l'altra, anche se di loro non si sa poi molto. Queste due tribù furono seguite dai Saqqaq, di cui si sa qualcosa in più poiché lasciarono una miriade di manufatti che successivamente furono riportati alla luce e studiati dagli archeologi. Né le ipotesi né i dati scientifici sono finora riusciti a spiegare perché si estinsero anch'essi.
Passò del tempo e finalmente nel X secolo la storia della Groenlandia si rimise in moto con la repentina comparsa della cultura thule, che si espanse rapidamente verso est. I thule erano relativamente avanzati e a loro si deve l'introduzione di due simboli della Groenlandia: il qajaq ('kayak') e la slitta trainata da cani. Furono probabilmente queste due invenzioni che li salvarono dalla stessa tragica fine cui andarono incontro le sventurate tribù che li precedettero.
La Groenlandia non ebbe contatti duraturi con gli europei finché Erik il Rosso, il leggendario vichingo, non vi trascorse sei anni in esilio. Fu proprio Erik il Rosso a battezzarla Groenlandia ('terra verde'), anche se il nome si rivelò più lirico che realistico; per gran parte dell'anno infatti la Groenlandia era tutto fuorché verde. Questo, però, non scoraggiò gli islandesi, che si precipitarono numerosi a colonizzare la Groenlandia e per un paio di secoli si dedicarono alla pastorizia, all'agricoltura e alla caccia, mentre il paese scivolava gradatamente nel suo abituale oblio. Nel 1621 la Groenlandia rinunciò alla sua indipendenza ed entrò a far parte dei possedimenti della Corona di Norvegia; 130 anni dopo il paese fu stretto dalla morsa del grande gelo e quando il mondo esterno riallacciò i contatti, dopo il disgelo, i coloni se n'erano andati, o completamente assorbiti o uccisi dai thule.
La Groenlandia fu dimenticata per altri tre secoli, finché la possibilità di scoprire un passaggio tra l'Europa e l'estremo oriente, i guadagni che potevano derivare dalla caccia alla balena e lo zelo dei missionari non la rimisero al suo posto sulla cartina. Per i missionari luterani l'opera di conversione fu un gioco da ragazzi: qualsiasi religione che avesse punito i malfattori mandandoli in un clima caldo avrebbe avuto una grossa presa sugli inuit.
Nel 1605, quando ormai la Norvegia aveva rinunciato alla Groenlandia, la Danimarca organizzò una spedizione per rivendicare il paese a nome del re e successivamente vi mandò lo zelante missionario Hans Egede come suo rappresentante.
Poco dopo si scatenò la corsa alla conquista dell'estremo nord, che vide come protagonisti principali gli inglesi e gli americani. I libri di storia indicano l'esploratore americano Robert Peary come la prima persona che raggiunse il Polo Nord, ma non vi sono prove a sufficienza per confermare la veridicità del suo resoconto e quindi non si esclude la possibilità che Peary sia stato battuto da Frederick Cook. Gli inuit riservano tuttavia la loro ammirazione a un esploratore groenladese di nome Knud Rasmussen. Oltre a essere un abile esploratore, dotato di infinita energia e capacità di sopravvivenza, Rasmussen era anche sinceramente attaccato agli inuit e alla loro cultura. Impiegò nel raccogliere canzoni, letteratura e mitologia lo stesso tempo che dedicò alla raccolta di campioni geologici.
Benché nel XVII secolo fosse stata stabilita la sovranità danese, nel 1924 la Norvegia rivendicò la Groenlandia rifacendosi ai coloni islandesi del II secolo. Ma perse la causa e nel 1953 la corte internazionale ratificò la sovranità della Danimarca sulla Groenlandia. Tale status durò per altri 20 anni, finché la Groenlandia chiese e ricevette maggiore autonomia. Nel 1979 il parlamento danese concesse alla Groenlandia l'autonomia governativa e nel 1998 il diritto alla piena e incontrastata indipendenza.
Le elezioni parlamentari del 3 dicembre 2002 hanno premiato i partiti della sinistra; determinante per la vittoria è stata la loro proposta di indire un referendum per decidere se staccarsi dal "protettorato" danese.

CULTURA
Benché oggi gli inuit non rinuncino a modernità come i cibi conservati provenienti da climi più caldi, i computer, le automobili lussuose e i motori fuoribordo, solo 40 anni fa i groenlandesi conducevano ancora uno stile di vita tradizionale che ruotava intorno alla caccia. Essi ritenevano che gli umani fossero ombre - più dei morti che dei vivi - e che solo le tecniche e i rituali della caccia potessero mantenerli nel regno degli umani: ogni errore li avrebbe fatti ricadere nel precedente regno degli animali. L'armonia con la terra, il rispetto per i morti e il dovuto omaggio agli animali che si sacrificavano per il bene dell'umanità erano i valori di un buon cacciatore e impedivano al mondo di cadere dal proprio equilibrio. Secondo il folklore inuit ci fu anche un tempo in cui gli uomini potevano parlare con gli animali; le parole avevano natura sciamanica e possedevano un 'tengeq' o potere intrinseco. Se venivano pronunciate con noncuranza perdevano immediatamente il loro potere. Questa credenza spiega in parte la riluttanza quasi leggendaria degli inuit a perdere tempo in chiacchiere. La loro concisione fa sembrare la maggior parte dei non inuit sfacciati e arroganti.
I tupilak, un tempo incisi nelle ossa, nella pelle e nei pezzi di torba, sono piccole figure grottesche che non apparirebbero fuori luogo in un film dell'orrore. Originariamente venivano realizzati per portare sfortuna o addirittura provocare la morte di qualcuno, ma l'incisore doveva fare attenzione che il feticcio della vittima fosse più debole del suo per evitare una reazione fatale. Oggi i tupilak vengono incisi nelle corna dei caribù, nella steatite, nel legname trasportato dall'acqua, nelle zanne dei narvali, nell'avorio dei trichechi e nelle ossa e, poiché vengono venduti come souvenir, l'unico loro potere è quello di attirare il denaro dei turisti.
Si è detto che la lingua groenlandese assomigli agli sforzi fatti da un bambino di due anni alla macchina da scrivere: lunghe catene di parole megasillabiche tenute assieme ripetendo le vocali e con qualche 'q' in più di quelle cui sono abituati gli occidentali. Se essa suona difficilissima da imparare, è perché lo è veramente. Una difficoltà in più deriva dall'abitudine che hanno i groenlandesi di abbreviare in modo del tutto spontaneo le parole mostruosamente lunghe, cosicché queste diventano ancora più enigmatiche per gli stranieri muniti di frasario.
Il cibo tipico groenlandese è fresco e sanguinolento: carne di tricheco, foca e balena. Le parti più gustose della preda (gli occhi, i reni e il cuore) venivano anticamente riservate al capo cacciatore, mentre le altre venivano distribuite secondo una ben precisa gerarchia. Dell'animale non si scartava nulla. Una specialità groenlandese descritta da Jean Malaurie in 'The Last Kings of Thule' si otteneva mescolando escrementi di pernice a grasso di foca; un'altra consisteva in grasso di narvalo e acqua mescolati con cervella di tricheco ed erba digerita dal primo stomaco di una renna. Oggi le abitudini alimentari dei groenlandesi sono cambiate: si tende sempre più verso una cucina internazionale e chiunque volesse provare a reintrodurre le specialità groenlandesi dovrebbe prima pensarci due volte. È difficile immaginare uno di questi piatti, o una variazione sul tema, pubblicato su Vogue Cuisine. Nel frattempo la caccia è stata ampiamente rimpiazzata dai supermercati e sulla lista della spesa compaiono persino i frutti tropicali, ma le bistecche di balena e la carne di foca preconfezionate si trovano ancora in vendita nel reparto surgelati.

AMBIENTE
La forma del paese ricorda la scarpa di una strega vista da un lato, con il tallone contro la calotta polare artica e la punta digradante verso lo Stretto di Danimarca. Oltre tre quarti del paese, poco meno del Texas moltiplicato per tre, sono perennemente ricoperti dal ghiaccio. Il peso di tutto questo ghiaccio ha fatto sì che la parte centrale del paese si incurvasse, formando un avvallamento che raggiunge la profondità di 360 m sotto il livello del mare. Dall'acqua si stagliano torreggianti colonne cristalline di ghiaccio, dai ghiacciai si staccano iceberg enormi e i fiordi modellano la costa. Se mai si premesse il pulsante dello scongelamento cosmico, si riverserebbe in mare così tanta acqua da trasformare le città costiere di tutto il mondo in grandi piscine urbane.
La peculiare geografia della Groenlandia e la sua vicinanza al Polo Nord determinano una serie di fenomeni naturali spettacolari, i più affascinanti dei quali sono senza dubbio l'aurora boreale e l'effetto Fata Morgana. Il velo di luci colorate dell'aurora boreale, quasi sempre verde chiaro o rosa, è dovuto a particelle cariche emesse dal sole che si scontrano con l'atmosfera terrestre. L'aurora boreale è uno spettacolo magnifico, ma l'effetto Fata Morgana è un'esperienza davvero sorprendente. I riflessi dell'acqua, del ghiaccio e della neve, combinati con le inversioni termiche, provocano visioni concrete e ben definite laddove non esiste nulla. Da qui derivano i fantastici racconti di velieri che solcano il ghiaccio, grandi città inesistenti e verdi foreste all'orizzonte.
La vegetazione in Groenlandia è quasi tutta rachitica, ma verso la fine dell'estate le pianure del sud si ricoprono di fiori selvatici - camomilla, denti di leone, campanule e papaveri rossi - e di bacche. Il clima rigido consente di sopravvivere solo agli animali più forti, ma le carenze in termini numerici sono compensate dalle rarità. Sulla terraferma si possono vedere caribù, buoi muschiati, orsi polari, lemming, volpi polari e volpi blu (delle quali è molto apprezzata la pelliccia), mentre in acqua vivono diverse specie di balena, dall'orca al bellissimo beluga bianco. I mari ghiacciati ospitano anche il narvalo, con la sua caratteristica zanna, e ovviamente varie specie di foche e trichechi.
La Groenlandia e Greenpeace sono una miscela altamente imprevedibile. La posizione assunta da Greenpeace contro la caccia alla balena e alla foca arrivò a distruggere la base economica della Groenlandia, soprattutto nel nord, dove la caccia di sussistenza rappresenta l'80% delle entrate. In seguito Greenpeace riconobbe la Groenlandia come un caso a sé stante e la caccia di sussistenza (fuorché nel caso di specie in via di estinzione) viene ora accettata, ma molti groenlandesi non hanno ancora mandato giù l'ingerenza dell'organizzazione riguardo il loro tradizionale stile di vita.
Estate è un termine relativo in Groenlandia, ma sostanzialmente indica il periodo compreso tra maggio e luglio, quando il termometro fa un grosso sforzo per arrivare a 20°C. Non va però dimenticato il fattore vento e questo significa che sono ancora necessari una giacca calda o un pullover. L'estate è il periodo del sole di mezzanotte, quando la luce rischiara il giorno e la notte e i groenlandesi fanno lunghe passeggiate e gite in barca alle ore più impensate. Durante i mesi estivi il normale calendario si prende una pausa. Ovviamente, il rovescio della medaglia è che quando arriva l'inverno, arriva per vendicarsi. In inverno la temperatura scende fino a -20°C a sud e -40°C nell'estremo nord e, mentre il sud è talvolta gratificato da qualche ora di pallido sole, l'estremo nord vive le vere notti polari, senza vedere la luce del sole per intere settimane.